<< I mulinelli Alcedo a "piede sottile"  

Questo appellativo viene usato per distinguere i primissimi modelli Alcedo dal resto della produzione.
In realtà ci riferiamo al gambo del piede, palesemente più sottile rispetto alle produzioni seguenti, dove verrà per due volte irrobustito, dando luogo a tre misure distinte in totale. Nonostante alcuni siano già descritti nelle apposite schede in questo sito web (www.antipes.it), vorrei proporre qualche piccolo approfondimento, per meglio descriverli ed inquadrarli a seconda dei numeri di serie (incisi o stampati a seconda del modello). Tali numeri determinano, oltre al periodo di costruzione, diversi cambiamenti, anche se piccoli e graduali, nei particolari dei mulinelli stessi.
Dopo aver raccolto una discreta (ma piuttosto probatoria) lista di numerazioni da diversi amici collezionisti, ho cercato di scoprire da quali numeri la ditta è passata dalla produzione del – "N°2 FABB.IN ITALIA BREVETTATO" - al medesimo modello che riporta invece la dicitura – "MADE IN ITALY PATENT".
Ovviamente risalire al numero preciso in assenza di documentazioni scritte, dopo 70 anni abbondanti è impossibile ma, dall'esame della numerazione e da altri particolari si intuisce che questo cambiamento è avvenuto verso il numero 3000.
L'esemplare più "vecchio" di FABB. IN ITALIA, tra i 15 presi in esame, riporta il numero 0839, mentre il più "giovane" è il 02316. A loro volta, gli 8 MADE IN ITALY PATENT presi in esame hanno come più "anziano" il 3056 e come più "giovane" il 4922. E' importante rilevare che il 3056 presenta alcune caratteristiche diverse da tutti gli altri, che lo pongono come un esemplare di transizione; la più importante riguarda l'oliatore sulla boccola della manovella, che non è più a raso ma presenta il tappo sporgente tipico dei PATENT, mentre l'altro è ancora con una vite a raso come nei FABB. Questo esemplare è da considerarsi un'importante prova del passaggio avvenuto da pochissimo tempo dall'uno all'altro modello.

Alcedo N.2 - Faa. in Italia Brevettato - piede sottile
 
Alcedo N.2 - Faa. in Italia Brevettato - piede sottile
 
Alcedo N.2 - Faa. in Italia Brevettato - piede sottile
 
Alcedo N.2 - Faa. in Italia Brevettato - piede sottile
 
Alcedo N.2 - Faa. in Italia Brevettato - piede sottile
 
Alcedo N.2 - Faa. in Italia Brevettato - piede sottile
 
 

SOTTO LA LENTE
Proseguendo la nostra analisi, vediamo le differenze costruttive tra i due modelli (FABB e PATENT), differenze che in taluni casi assumono un carattere di evoluzione.

  1. I fori per la lubrificazione, detti comunemente oliatori, nel primo sono di diametro più piccolo e sono chiusi da due piccolissimi viti a raso, che quindi non fuoriescono dal carter. In due esemplari in mio possesso, il più "anziano" ha la vite sulla boccola della manovella più piccola rispetto a quello più recente. Nel PATENT i fori sono di diametro superiore e presentano una svasatura, il tutto per contenere due " tappi", ossia due viti con la testa grande che fuoriesce dalla loro sede. Ciò rappresenta a mio avviso un'evoluzione, in quanto i "tappi" sporgenti sono estremamente più pratici da aprire, pur prestandosi più facilmente, però, a perdita causa svitamento. Quanto detto è la norma; si sono trovati alcuni FABB. con le viti sporgenti e qualche piccola differenza. È difficile capire se si tratta di assemblaggi con ciò che si aveva al momento a disposizione oppure di modifiche posticce.
  2. Il regolatore della frizione (detto anche pomello o pomo), è a tre razze. Nel FABB. le suddette razze, convergendo verso la parte centrale, non arrivano alla sua cuspide, lasciando quest'ultima a sporgere in alto. Nel PATENT invece arrivano a convergere sulla sommità.
  3. La dicitura "FABB. IN ITALIA BREVETTATO" con relativo numero di matricola è incisa nel carter, mentre quella "MADE IN ITALY PATENT." è in rilievo così come il piccolo rilievo dove è inciso il numero di matricola.
  4. I pomelli della manovella del FABB. sono in alluminio, a forma tronco-conica, e presentano dei lobi originariamente verniciati in nero, come si evince dagli esemplari meglio conservati. I pomelli del PATENT mantengono la forma tronco-conica ma sono di resina artificiale, con rigature fitte invece che a lobi. Sono normalmente di colore nero; solo rari esemplari li montano bianchi.
  5. Tutti i PATENT hanno tracciato in modo molto leggero un ellisse sul carter, sotto la medaglia, nella precisa area dove successivamente l'Alcedo 2CS (nelle sue versioni definitive) presenterà questo ellisse in rilievo a contenerne il logo. Nessun FABB. lo ha. Da notare che nei primissimi 2CS " a piede sottile" il logo è incorniciato dall'ellisse non in rilievo come nei successivi (operazione che ha richiesto una modifica nello stampo), ma proprio da quella leggera tracciatura. Questa è a mio avviso la prova inconfutabile che i carter del PATENT venivano usati anche per quei primissimi 2CS. E, siccome i PATENT hanno presentato da subito l'ellisse (fa fede l'esemplare "di transizione" numero 3056), si può evincere, a mio avviso, che quando la produzione del suddetto PATENT ebbe inizio, si era già pensato al primo modello Alcedo della storia con piede piegato, ossia il primissimo 2CS "a piede sottile". A venirci in supporto riguardo a questa tesi è anche una pubblicità (riportata sul sito Antipes) di quest'ultimo mulinello, che viene descritto come "primo gioiello 1948 che si affianca all'Omnia e al N°2".
  6. Gli esemplari di FABB. con le numerazioni più basse, se rimasti nel loro stato originale, montano una bobina con la dicitura " SENSO DEL FRENO – ALCEDO N° 2 dove il numero è contenuto in una sorta di ellisse, mentre quelli successivi, pur conservando l'identica dicitura, non hanno più il numero (2) in quella "cornice" ricavata appunto, per alloggiare un numero. E' evidente che queste bobine sono state pensate per poter alloggiare diversi numeri, che però non sono mai stati trovati, così come non sono mai stati trovati mulinelli Alcedo con altri numeri. Cosa può essere successo? Secondo me la ditta è partita con l'idea di produrre un altro modello (od una variante di quello che aveva) contrassegnato da un altro numero, ma poi deve essere subentrata qualche decisione diversa, che ha portato alla realizzazione dei "primi" modelli che tuttora conosciamo (N°2 e OMNIA a piede sottile). Probabilmente il FABB. è stato il primo e, quando la bontà del prodotto (e la fine della guerra con la conseguente lenta ripresa economica) ne decretarono il successo, si passò alla produzione dei "piedi sottili" OMNIA e N°2 PATENT, con il chiaro intento di passare anche all'esportazione. Questi ultimi due mulinelli hanno la scritta sulla bobina, ognuno con il proprio nome, senza nessuna cornice, chiaro segno che la produzione era ormai definitivamente avviata, e che ogni modello aveva la bobina a lui dedicata. Un altro piccolo dettaglio: tre esemplari di FABB., tra cui i due con la numerazione più bassa che conosco (839 e 850) più uno in mio possesso (1370), che però è preceduto da numeri intermedi, hanno l'archetto che termina "a goccia" invece che con la conicità. Quest'ultima è la norma, ma potrebbe essere che i primissimi non l'avessero.
 
 
Alcedo N°2 - Made in Italy - Patent - piede sottile
 
Alcedo N°2 - Made in Italy - Patent - piede sottile
 
Alcedo N°2 - Made in Italy - Patent - piede sottile
 
Alcedo N°2 - Made in Italy - Patent - piede sottile
 
Alcedo N°2 - Made in Italy - Patent - piede sottile
 
Alcedo N°2 - Made in Italy - Patent - piede sottile
Raro pomello bianco di un "N°2 Patent".
 

L'EVOLUZIONE
La bobina "dedicata" si trova anche nel primissimo 2CS col piede sottile di mm 6 x 10. E' l'unico infatti a riportare sulla bobina la dicitura " SENSO DEL FRENO – ALCEDO N°2 SERIE 2CS", che non si vedrà mai più su nessun altro prodotto. Questo mulinello può essere considerato una "evoluzione voluta", anzitutto per i due cuscinetti reggispinta ma anche per la piegatura del gambo del piede, prerogativa che aprirà la strada un paio d'anni più avanti al mulinello più venduto e famoso dell'Alcedo, celebrato anche da massime personalità mondiali, che è il Micron.
Tornando a noi, le caratteristiche del primissimo 2CS sono:

  1. Archetto da 2,5 mm di spessore, con conicità verso il rullino guidafilo. Alcuni tra i pochissimi esemplari ritrovati (quasi certamente i più recenti) montano già un archetto "a goccia" verso il rullino, senza più conicità.
  2. Pomello della manovella in resina artificiale di forma tronco-conica ( la conicità è poco accentuata) e rigato. È importante ricordare, onde evitare confusione, che tra gli esemplari con gambo del piede maggiorato vi sono ancora esemplari con un pomello simile, ma non uguale, in quanto cilindrico, che perde così la leggera conicità.
  3. Logo senza cornice in rilievo. Il classico logo 2CS ricavato sul carter sotto la medaglia, invece della "cornice" ellissoidale stampata in rilievo che lo racchiude, è incorniciato da una leggerissima tracciatura, spesso visibile solo osservandola attentamente e da vicino, che ha la stessa forma, posizione e dimensioni di quella successiva. Essa non è altro che l'incisione che abbiamo visto parlando dei carter del N°2 – PATENT. Alcuni di questi carter verranno usati, probabilmente per smaltirne le scorte, su i primi esemplari successivi con gambo del piede di 7x11 mm.
  4. Medaglia (di norma) più spessa ( 2mm).
  5. I numeri di serie, nei pochissimi esemplari da me visti, sono composti da quattro cifre; la prima di queste è 5. Entro questo migliaio di numeri seriali dovrebbero essere stati costruiti tutti gli esemplari di questo primissimo tipo; anche in origine potrebbero però essere stati meno di mille.
  6. L'archetto ha un raggio maggiore rispetto alle serie successive, in quanto l'eccentrico dal lato del guidafilo ha una piegatura diversa, verso l'esterno.
  7. L'antiritorno è millesimale, quasi "infinito", per usare una terminologia moderna. Questa caratteristica è comune anche nei suoi predecessori (N°2 a piede sottile), dei quali abbiamo già parlato.
  8. Un oliatore sulla boccola della manovella (che rimarrà per diverso tempo anche sul modello successivo con gambo del piede maggiorato).

OMNIA STAMPATO A PIEDE SOTTILE
Vediamo ora le caratteristiche dell'unico "piede sottile" mancante all'appello:

  1. Archetto da 3 mm con conicità verso il rullino guidafilo;
  2. Gambo del piede dritto e sottile ( 5,5 x 11 mm), come i primi N°2.
  3. Pomello della manovella di forma tronco-conica, liscio, in resina artificiale di colore nero.
  4. Due oliatori con tappi sporgenti, come nel N°2 PATENT.
  5. Scritta "MADE IN ITALY – PATENT" in rilievo sul carter, senza numero di matricola. Quest'ultimo è inciso all'interno del carter; colpisce il fatto che questi numeri siano estremamente bassi. Quelli ad una sola cifra sono preceduti da uno 0 (esempio 05), quelli a due cifre sono i più frequenti e, raramente, se ne trovano a tre cifre.
 
Alcedo Omina stampato - piede sottile
 
Alcedo Omina stampato - piede sottile
 
Alcedo Omina stampato - piede sottile
 
Alcedo Omina stampato - piede sottile
 
Alcedo Omina stampato - piede sottile
 

CONCLUSIONI
Terminiamo il nostro approfondimento con l'elenco dei numeri di serie (dei modelli N°2) gentilmente forniti da diversi amici collezionisti che ringrazio per l'occasione.
Altrettanto è doveroso fare con l'amico Antonio Magliocchetti, esperto collezionista Alcedo, sempre prodigo di preziosi consigli e suggerimenti e con l'amico Silvano Baraldi, dalle cui pubblicazioni si traggono sempre preziosi spunti.

ELENCO NUMERI DI SERIE:

ALCEDO N°2
FABB. IN ITALIA
BREVETTATO
ALCEDO N°2
MADE IN ITALY
PATENT
  • 0839
  • 0850
  • 01086
  • 01109
  • 01370
  • 01649
  • 01689
  • 01823
  • 01876
  • 01953
  • 02026
  • 02049
  • 02130
  • 02168
  • 02250
  • 02316
  • 3056
  • 3369
  • 3499
  • 3509
  • 3912
  • 4040
  • 4340
  • 4646
  • 4922

La ditta Alcedo, nonostante la fama mondiale mantenne, almeno per un certo periodo di tempo, un metodo di costruzione abbastanza artigianale, come possiamo dedurre dall'intervista a Giovanni Coppola, pubblicata sul sito Antipes. Coppola, assieme ad un altro socio (Silvio Tessa) rilevò l'Alcedo nel 1975. Il sistema costruttivo artigianale, specie agli inizi può aver dato luogo a quelle differenze, anche minime e raccolte in uno spazio temporale breve, nei particolari dei mulinelli. E, dulcis in fundo, ad un certo punto, la numerazione seriale si interrompe. Ma questa è un'altra storia.

Roberto Granata - Maggio 2018    
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